Hai un chatbot sul sito? Da agosto deve dichiarare di essere una macchina
Dal 2 agosto 2026 si applicano gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50 del Regolamento (UE) 2024/1689, l’AI Act. La parte che coglie impreparate le aziende è che non riguardano solo chi costruisce sistemi di intelligenza artificiale: riguardano anche chi li usa e basta.
Cosa dice, in quattro righe
- Un sistema che dialoga con una persona deve dichiarare di essere automatico, in modo chiaro, al più tardi al primo scambio — salvo che sia già evidente dal contesto.
- I contenuti prodotti da un sistema generativo vanno marcati in un formato leggibile dalle macchine.
- Chi pubblica deepfake deve dichiarare che il contenuto è generato o manipolato.
- Chi usa sistemi di riconoscimento delle emozioni o categorizzazione biometrica deve informarne le persone.
Le due date che contano
Se il sistema è stato acceso dopo il 2 agosto 2026, l’obbligo vale da subito. Se era già in funzione prima, c’è tempo fino al 2 dicembre 2026 per adeguarlo.
Gli obblighi sui sistemi ad alto rischio — quelli dell’Allegato III, come la selezione del personale o la valutazione del merito creditizio — arrivano più tardi: 2 dicembre 2027.
E in Italia?
C’è anche la legge 23 settembre 2025, n. 132, che chiede a imprese e professionisti di dichiarare l’uso di strumenti di intelligenza artificiale nei propri servizi, e ai datori di lavoro di informare chi lavora quando l’AI entra nella gestione del personale. Vigilano AgID e ACN.
Cosa fare, in pratica
Fate l’inventario di quello che è acceso
Non solo quello che avete comprato. La sorpresa più frequente è quello che qualcuno ha attivato dentro uno strumento che avevate già: risposte automatiche nel gestionale dei ticket, generatori di descrizioni nel negozio, riassunti automatici nella casella email.
Scrivete la frase, e decidete dove compare
«Stai scrivendo con un assistente automatico.» Al primo messaggio, non dopo tre, e non in fondo alla pagina delle condizioni. Detta bene costa una riga e non allontana nessuno: allontana molto di più scoprirlo dopo.
Marcate quello che generate
È la parte più tecnica ed è quella che, senza qualcuno che la imposti una volta, non si fa mai. I metadati vanno dentro i file, e devono restarci anche dopo che il file è stato ricaricato altrove.
Mettete tutto in un documento
Chi risponde di cosa, quali sistemi ci sono, cosa si è deciso. Serve a voi più che a un controllo: fra sei mesi nessuno si ricorderà perché quella scelta è stata fatta.
Le sanzioni
Per la violazione degli obblighi di trasparenza si arriva fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale annuo, il maggiore dei due, con massimali ridotti per le piccole e medie imprese.
Detto questo: la sanzione è il rischio piccolo. Quello grosso è un cliente che scopre da solo di aver parlato con una macchina credendo di parlare con una persona.
Questo articolo non è una consulenza legale: riporta le norme con le date. La posizione concreta cambia parecchio a seconda che si sia fornitore o utilizzatore di un sistema, e quella distinzione la fa il caso.
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