Tre domande da fare a chi ti costruisce il software
Scegliere chi vi costruisce il software è difficile perché non potete valutare il lavoro: se poteste, lo fareste da soli. Il portfolio mostra il risultato ma non come ci si è arrivati, e le referenze parlano quasi sempre di progetti finiti bene.
Queste tre domande si fanno senza sapere niente di tecnica, e le risposte si capiscono.
1. «Se domani cambio fornitore, cosa mi resta in mano?»
La risposta giusta è precisa: server, domini, caselle e account dei servizi intestati a voi, credenziali in vostro possesso, dati esportabili in un formato leggibile, documentazione di come è fatto.
Attenzione alla differenza — che quasi nessuno esplicita — fra i dati e l’infrastruttura (che devono essere vostri, sempre) e la proprietà del codice sorgente (che spesso resta di chi lo scrive, salvo acquisto integrale). Sono due cose diverse e vanno scritte separatamente nel contratto.
Se la risposta è vaga, o se scoprite che il dominio è intestato a loro, avete già l’informazione che vi serviva.
2. «Chi ci lavora, e chi risponde al telefono fra sei mesi?»
Nella maggior parte dei progetti che finiscono male, il problema non è tecnico: è che la persona con cui avete parlato non è quella che ha scritto il codice, e quella che ha scritto il codice non c’è più.
Chiedete i nomi. Chiedete se lo sviluppo è subappaltato. Chiedete cosa succede se chi ci lavora si ammala per tre settimane.
3. «Cosa succede il giorno dopo la consegna?»
Il software non è un quadro che si appende. Ci sono aggiornamenti di sicurezza da fare, componenti che invecchiano, norme che cambiano, e voi che vorrete modificare qualcosa.
Se la manutenzione non è nel preventivo, non è che non c’è: è che arriva dopo, a tariffa oraria, quando avete meno potere contrattuale di adesso.
Chiedete cosa comprende esattamente, con quali tempi di risposta, e cosa invece è considerato lavoro nuovo. Un fornitore serio ha già queste risposte scritte.
La domanda bonus
«C’è qualcosa in questo progetto che secondo voi non ha senso fare?»
Chi risponde «no, va tutto bene» o non ha capito il progetto, o non ha intenzione di dirvelo. In ogni progetto c’è almeno una cosa chiesta che non vale quello che costa, e sentirsela dire prima di firmare è il segnale migliore che possiate ricevere.
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